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moly in Diavolo per capello

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lunedì, 14 luglio 2008

Diavolo per capello

Parrucchiere interno giorno: tante ragazze si affaccendano attorno a teste colorate, ricce o spioventi, ricamando acconciature come arazzi, direzionando ciocche impazzite verso un senso composto. Colpi di forbice riportano all'ordine primigenio capelli affidati al caos, e intanto ridestano agglomerati di malumori malcelati e pizzichi di pettegolezzi.

Insomma, una volta ogni tanto andare dal parrucchiere fa bene, sia all'estetica che alla mente.

Mi addentravo nella sala bianca e linda, pronta a lasciarmi avvolgermi dall'abbraccio delle sue tante cuffie per permanenti o dall'allegria delle colorazioni, indecisa se concedermi un taglio o una tinta (quindi se tornare a casa più o meno povera) quando la mia attenzione è stata catturata dal velo di plastica con cui le lavoranti cingevano le spalle delle clienti.

Dov'erano finite le rassicuranti spugne? Quelle verdine o bianche con cui un tempo si tamponava il rivolo d'acqua o lo sbroffo di hennè?

In quanto anima ingenua mi avvicinai alla capo-parrucchiera, signora distinta e ipotonica, e con la mia insopportabilissima erre-moscia chiesi "Signora scusi, sono lavabili e riutilizzabili?" (soggetto: le scomode e moleste  plastiche, che già prefiguravo intente a soffocare la mia delicatissima pelle!!)

Risposta "Ovvio che no, le buttiamo via!". Il suo volto scandalizzato sottolineava l'assurdità del mio quesito.

E sperando che questo succeda solo in certe zone tristemente up ma molto down di Milano, mi devo accingere a trovare una nuova parrucchiera....

-... e intanto rifletto su quanto ci abbia fatto male la mania dell' iperpulito: l'igiene, la perfezione candida, la sterminazione di germi e batteri. Per paura di ciò che è,in fin dei conti, naturale ,cioè la normale sporcizia della terra e di tuttoo ciò che su essa si erge, ci siamo sporcati due volte: abbiamo reso le cose lucide fuori ma spoche dentro di pesticidi, concimi chimici e lucidanti. E spoche anche dopo: abbiamo la bella plastica che non muore mai, non si decompone mai putredine sporca ma nella sua linda compattezza sporca il mondo, soffoca i pesci, riempie discariche e poi strade  boschi e un giorno anche lo spazio. Ai tempi dei nostri nonni, le mele sporche di terra e con dentro il vermetto non facevano male. All'epoca dei nostri figli le mele geometricamente scolpite e iridescenti si rivelano cancerogene! Sarà mica che troppo pulito uccide??-

postato da: FrancescaLav alle ore 20:32 | link | commenti (1)
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lunedì, 02 giugno 2008

RADIAZIONI

... Mancava solo il nucleare. Mentre tutti gli stati europei prendono coscienza di aver fatto una cazzata, per iniziare a virare verso l'energia pulita, noi, in ritardo come al solito su tutto, sentiamo il nostro "caro" Cavaliere parlare di centrali.

Ma lo sa che Napoli è già troppo oberata di schifezze per fungere da discarica anche per le scorie e le tossine radioattive? Ma lo sa che l'uranio prima o poi finisce (proprio come il petrolio, ebbene sì)? Ma lo sa che ci vogliono soldi, tantissimi soldi, per occuparsi di una centrale nuclare? Per un paese in deficit come il nostro sarebbe la ciliegina sulla torta.

Buon pesce con tre occhi a tutti, e buona festa della repubblica.

Francesca Lav

PS:Ma magari mamma Europa capirà l'imprudenza di questa bimba Italia, e negherà la paghetta per costuire il giocattolo mortale nucleare. Ci guarderà come ci guarda di solito, con un misto di sdegno, pietà e minacce di tassazioni, e scuoterà la testa. Forse.

postato da: FrancescaLav alle ore 14:27 | link | commenti (3)
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lunedì, 12 maggio 2008

MILANO NON E'.

Povera Milano.

E' una città che potrebbe dare molto: c'è lavoro, c'è gente, c'è divertimento, c'è cultura. Ma... è tutto soffocato, limitato, stantio. Sembra un armadio vecchio che nessuno apre più, nonostante le meraviglie in esso contenute. Il lavoro è sempre precario e mal retribuito... oppure, è retribuito come altrove ma Milano è una città carissima che salassa i propri abitanti; La gente va di fretta e ha paura di tutto (l'extracomunitario, i comunisti, chi frega il posto, gli scippatori); il divertimento costa quindi poca gente ne approfitta, ed è prevalentemente standardizzato su una fascia di popolazione (cioè quelli che amano gli aperitivi, e i vari Hollywood con Corona) oppure si autocastra (le serate finiscono alle 4, gli afterparty scarseggiano, i vicini rompono, i bar chiudono alle 2); la cultura non è ben sponsorizzata secondo me: ci sono sempre mostre o rassegne bellissime all'Oberdan, allo Gnomo, in Triennale e nelle mille gallerie che questa città offre però io spesso me ne accorgo quando chiudono! Oppure hanno orari assurdi (chi può andare al cinema il primo pomeriggio? In pochi...).

Andrebbe riorganizzata, arieggiata, spinta verso la multiculturalità.

E soprattutto rinverdita! Milano sta soffocando nel cemento, ogni giorno la città si sveglia e trova un cantire nuovo per un parcheggio. I PARCHEGGI A MILANO NON ANDREBBERO FATTI PERCHE' LE AUTO A BENZINA NON DOVREBBERO CIRCOLARE. Mi immagino quanto sarebbe bella questa città con un servizio di mezzi pubblici davvero funzionanti, giorno e notte, come a Berlino; con tanti taxi a tecnologia ibirda e a prezzi stracciati (se tutti non avessimo la macchina e ne facessimo un uso massiccio i prezzi calerebbero.. ora costa anche solo avvicinarsi!), poche macchine private e solo elettriche, bici indisturbate.... un paradiso. Al posto di questi parcheggi mostruosi potrebbero esserci tantissimi nuovi micorparchi, o mostre all'aperto itineranti (così le vedo e non mi dimentico;).

Ho appena scoperto che è previsto appunto un parcheggio a TRE piani a due passi da casa mia, dove ora sorge una piccola scuola circense e un parchetto delizioso. Ho scritto all'assessore all'ambiente ma penso che butterà la mia lettera senza nemmeno riciclarla. Secondo voi cos'altro posso fare per eviatare la costruzione di tal mostro? Sottolineo che la mia zona è piena di scuole e un parchetto per i bambini è un toccasana.

Va ancora di moda incatenarsi agli alberi?

FrancescaLav

postato da: FrancescaLav alle ore 17:53 | link | commenti (1)
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martedì, 06 maggio 2008

IO E I GAS

... A proposito di supermarket, voglio consigliarvi un metodo alternativo di acquisto dei generi alimentari e non: i Gruppi di Acquisto Solidale, comunemente conosciuti come GAS. Sono gruppi di persone che si impegnano a comprare i propri cibi direttamente dal produttore, quindi da cascine e fattorie locali. Il cibo è sempre bio, sempre molto buono, il percorso compiuto dal cibo è minimo e l'imballaggio quasi assente, e il prezzo a volte risulta anche inferiore a quello "da supermarket".

Questo genere sano ed ecocomatibile di compravendita è attuabile anche per i generi non alimentari: io acquisto anche detersivi e creme da aziende limitrofe "verdi" sempre grazie ai GAS.

Credo ci siano in ogni città, a Milano ve ne sono molti: basta cercarli scrivendo Gruppi d'acquisto solidale più la propria città/zona in un motore di ricerca qualsiasi.

Sono fermamente convinta che questo metodo sia valido da ogni punto di vista! Inoltre offre la bellissima possibilità di fare a meno del supermarket (io non sopporto quegli agglomerati di confezioni asettiche e luci al neon...) e di comporre la propria spesa online ( la si va poi a riprendere nei così detti "punti di raccolta" suddivisi in zone, quindi molto comodi da raggiungere).

Se avete la possibilità, provare non costa nulla:)

Francesca Lav

postato da: FrancescaLav alle ore 15:14 | link | commenti (4)
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DUBBI E SUPERMARKET

Non capisco perché i supermercati lasciano scadere i generi alimentari senza porvi rimedio. Ovviamente non si può contrastare il normale processo di degradazione organica, però lo si può “attenuare” economicamente. Se ogni supermarket applicasse uno sconto del 60-70% su tutte le merci solo per il giorno stesso della loro scadenza, riuscirebbe a venderne la stragrande maggioranza evitando spreco inutile (e crudele) e dando da mangiare a chi, con i normali (che non hanno niente di normale!) prezzi del cibo non si può mai permettere di variare la propria dieta. Tale logica porterebbe anche ai supermarket stessi un guadagno, anche se risicato, dato che è meglio vendere una cosa l’ultimo giorno utile con uno sconto esagerato piuttosto che non venderla affatto e non guadagnarci nulla!

Invece noto che i supermarket agiscono proprio nel modo inverso: non solo non abbattano i prezzi della merce in scadenza, ma impediscono alle persone meno abbienti anche solo di avvicinarsi ai bidoni dove gettano i generi alimentari fallati (fallati=mela con una macchia,banana un po’ ossidata). Il GS del mio paese d’origine ha costruito una vera e propria gabbia per separare i cassonetti dal mondo esterno impedendo alle persone di avvicinarvisi (quando erano liberi mi è capitato di vedere persone rovistarne all’interno alla ricerca di un pomodoro scartato dall’elitè perché imperfetto… erano soprattutto persone anziane).

Ecco, invece di separare il cibo dagli esseri umani con gabbie, prezzi esagerati e smaltimenti nascosti, la riduzione del prezzo sulla scadenza potrebbe rivelarsi un buon compromesso, un punto a favore sia per commercianti che per acquirenti. Se qualcuno di voi conosce un gestore di supermarket glielo chieda, per favore!

Anche perché non penso che tutti, anche le persone con un reddito superiore, correrebbero a comprare solo la merce scontata in scadenza, dato che questo presupporrebbe una spesa quotidiana, quindi un impegno noioso e piacevolmente evitabile!

O ancora: perché non dare la merce sempre in prossimità di scadenza ma comunque invenduta alle varie ronde della carità? Cioè quelle ammirevoli associazioni che raccolgono e distribuiscono cibo ai senza tetto?

Sarebbe l’ultima gloriosa azione del cibo e di chi lo produce, tanto tra il non guadagnare nulla lasciando il cibo morire e il non guadagnare nulla permettendo al cibo di esplicare la propria funzione  non vedo perché non scegliere la seconda ipotesi!

E comunque voglio ribadire un concetto per me fondamentale che preverrebbe molti di questi problemi: se il cibo messo in vendita derivasse esclusivamente da aziende locali i costi sarebbero automaticamente dimezzati: meno tragitto=meno spese in carburante e in conservazione; idem se fossero meno imballati (meno plastica inutile=meno spese) e soprattutto avremmo meno cibo in scadenza dato che ci sarebbe meno cibo ingenerale. Chi necessita di tremila tipi di yogurt provenienti da tutto il mondo? Io no.

Proporzionare il cibo alla domanda effettiva, senza riempire i consumatori di bisogni fittizi, sarebbe un grande passo per contenere sprechi e disuguaglianze, ma anche soprattutto l’impatto ambientale.

 

Francesca Lav

postato da: FrancescaLav alle ore 15:06 | link | commenti (2)
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sabato, 03 maggio 2008

COSA LEGA IL FASCISMO ALLE DROGHE PESANTI?(secondo me)

Sono convinta che l’apprezzamento dei giovani a riguardo di un idea politica estremista e intollerante come il fascismo dipenda dagli stessi meccanismi che stanno riportando “di moda” l’eroina: cioè l’assenza di memoria consapevole.

Perché dopo qualche anno di diminuzione ultimamente il consumo di eroina è nuovamente aumentato? Tra le mille motivazioni psicologiche ed economiche c’è anche la semplice mancanza di testimonianza visive del pericolo dell’eroina.

Chi oggi si avvicina a questa pericolosa droga, negli anni ’80 era troppo piccolo per capire e VEDERE l’esito dell’eroina sui tossicodipendenti. Chi vedeva, evitava (difatti negli anni ’90 tale droga ha subìto un notevole calo di consumo). Chi non ha visto invece non comprende pienamente il danno, quindi si affaccia al mondo dell’eroina con curiosità.

Ecco, per il fascismo è lo stesso.

Le nuove generazioni ovviamente non hanno memoria del ventennio fascista, e spesso nemmeno nonni in gradi di raccontare, o insegnati capaci di trasmettere la verità, cioè la repressione e la rigidità del regime e dell’ideologia fascista.

Io ricordo che alle superiori il programma di storia arrivò marginalmente alla seconda guerra mondiale, per mancanza di tempo! Tutto questo non deve succedere, anzi, la storia dalla prima guerra mondiale ad oggi andrebbe studiata con maggiore precisione e accuratezza.

I giovani vivono il mito del ventennio grazie alle parole di chi allora era bambino e vedeva tutto dal punto di vista di un bambino: molti cinquanta-sessantenni di oggi, allora infanti, ricordano i giochi dei figli della lupa o i treni in orario. Visione ovviamente limitata e distorta dell’orrore che dominò quegli anni!! E’ una logica qualunquista, ma ormai assimilata come vera in toto da troppo esseri umani.

Mai come adesso credo che la sentenza “Non c’è futuro senza memoria “ sia vera! Lo è per la politica come per l’eroina (e per mille altre cose).

Inoltre i giovani d’oggi sono molto sensibili alla paura. E’ un sentimento talmente primitivo e radicato da risultare facilmente solleticabile e difficilmente arginabile, quindi facile arpiglio di argomenti politici razzisti.

In quanto animali pensanti invece, dovremmo abituare i nostri cuccioli a superare lo stadio animale governato dal facile istinto-paura e sforzarci a utilizzare la ragione: in cosa ci aiuta la paura?

Per paura intendo PAURA su larga scala, quella cioè che i nostri capi di stato utilizzano per tenerci prigionieri a accettare ciecamente tutte le loro parole…. Quindi paura del diverso, dell’immigrato, del vicino di casa, della metropolitana ecc…

Nulla. Incrementa l’odio che è semplicemente matrice di altra paura. Un cane che si morde la coda!! La politica oggi è paradossalmente basata su istinti bassissimi e frasi fatte.

E intanto i potenti possono fare guerre (cioè soldi) basandosi appunto sulle paure che ci hanno costruito e inoculato sotto pelle ogni giorno.

Parole e panico, pappa e diffidenza.

Anche qui dovremmo rispolverare la memoria: anche noi siamo stati immigrati, quindi bistrattati, ghettizzati (in America) e di certo non è stato piacevole, perché quindi riproporre costantemente le medesime logiche?

E poi perché non ricordarci anche che il 60%sulla totalità degli stupri e delle violenze avviene in famiglia, quindi tra le “sicure” mure domestiche chiuse a chiave??

Non tutto ciò che è male arriva dal diverso. Non tutto ciò che ci propinano è vero e giusto.

Secondo me bisognerebbe ricominciare a studiare la storia (non voglio nemmeno pensare a quel politico ignorante che citò il revisionismo storico perché è pura follia) e dare una pulita ai nostri circuiti della paura.

Me per prima, predico bene ma non ne sono di certo immune!

Non credo sia facile, ma è il primo passo verso la libertà.

PS:Ho vissuto in America, e tutti lì sono davvero ripieni di paura come i tacchini della festa del ringraziamento (non per colpa loro, è una paura inculcata come stanno facendo ora a noi) e per paura non si conoscono tra vicini di casa, i bambini vanno a scuola sotto un metal detector e le informazioni sono filtrate e le guerre fioccano quotidianamente. Vogliamo questo?

 

postato da: FrancescaLav alle ore 13:02 | link | commenti (7)
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PERCHE' UN BLOG??

Bene.... il senso di questo blog è quello espresso nel mio primo, kilometrico, post: tentare di capire cosa non va e ipotizzare soluzioni. Dalla più banali alle più anticonvenzionali.

Chiunque abbia voglia di cimentarsi in una self made solution, è benvenuto su questo blog!!!

Ho deciso di aprirlo proprio per assecondare un semplice desiderio di riscontro: ho bisogno di sapere se quello che penso ha un qualche bagliore di senso o meno, se qualcuno approva le mie parole o meno, o ancora se qualcuno può aiutarmi a migliorare/integrare i miei pensieri. Ovviamente porte aperte anche a chi non approva! Appoggio ogni tipo di confronto, purchè sia civile e supportato da motivazioni solide.

Non dico di aver ragione, o tantomeno di aver ideato qualcosa di nuovo o di originale: lungi da me l'idea di avere una soluzione per ogni cosa, o di aver trovato l'acqua calda! Dico solo di aver voglia di condividere, e di capire.

Semplicemente.

postato da: FrancescaLav alle ore 13:01 | link | commenti (3)
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IL FUTURO SECONDO ME...

Sono molto giovane. Sono una donna. Non appartengo a nessun partito (ho idee politiche chiare, ma non sono un’attivista). Semplicemente, guardandomi intorno ho cominciato a pensare a come vorrei il mondo, e alle soluzioni per ottenerlo.

Le mie sono soluzioni probabilmente ingenue, limitate, lente. Soluzioni che potrebbero (forse) portare a cambiamenti futuri, lontani, di certo non per noi qui e adesso.

Ma proprio siccome sono giovane e femmina vorrei un futuro da poter lasciare ad un eventuale figlio. Vorrei proprio questo: un mondo che mi incoraggi a fare dei figli perché adeguato ad accoglierli.

Per ottenere il mondo che sogno bisogna fare qualche passo indietro e molti avanti.

Il primo aspetto da considerare secondo me è l’ambiente. E il cibo. Ambiente e cibo sono strettamente connessi ed è da essi che dipende la nostra evoluzione. Secondo me ogni nazione, per quanto possibile, dovrebbe tornare ad essere alimentarmene indipendente: le monoculture e le specializzazioni settoriali ci hanno ormai dimostrato di essere sistemi fallaci, capaci solo di impoverire e danneggiare i terreni. Se ogni stato fosse autonomo, anzi, se ogni regione fosse autonoma, nei supermercati avremmo solo frutta, verdura e prodotti locali, quindi freschi e di stagione. Potremmo riscoprire la biodiversità di ogni luogo, ormai cancellata dalla globalizzazione alimentare, ma soprattutto avremmo prodotti privati dalla violenza di un trasporto intercontinentale estremamente inquinante e non impoveriti da conservanti e congelazioni. Inoltre l’indipendenza porterebbe all’emancipazione di paesi attualmente soggiogati dalle multinazionali: il sud del mondo potrebbe finalmente tornare a coltivare i generi alimentari per sé anziché fornire soltanto caffè (è un esempio) al lato ricco del mondo! Al posto delle monoculture intensive disponiamo di metodi adeguati ai ritmi della natura: la biodinamica ci insegna da tempo a variare le coltivazioni e ad assecondare i tempi di ogni piantagione. Inoltre, l’indipendenza delle singole regioni permetterà ad ogni economia locale, che sia quella della Lombardia, della Sicilia o dell’Angola, di progredire e migliorare (così tutti potremmo mangiare senza ricorrere agli insalubri ogm) rimettendo in moto la compravendita a partire dal primario. Vendere pesche cilene, ma anche spagnole, nei nostri supermarket in dicembre non piace e non aiuta nessuno. Questo cambiamento ci insegnerebbe a non sprecare: avremmo il nostro cibo prodotto localmente da noi, non ci sogneremmo quindi di buttare via due mele perché “non di forma perfetta”. Ricominceremmo finalmente a capire che proprio nell’imperfezione la natura svela le proprie meraviglie!

E poi la raccolta differenziata: perché a Milano non si raccoglie l’umido? Se l’umido venisse raccolto potrebbe foraggiare le ipotetiche coltivazioni lombarde sopracitate rendendole ancora più sane perché prive (o quasi prive) di concimi chimici!

Con questo ovviamente non dico di annientare completamente l’import e l’export, ma di limitarlo a quello che risulta davvero essenziale: solo in questo modo ogni nazione smetterebbe di dipendere dalle altre e aiuterebbe le altre a sciogliere ogni giogo economico, eventuale debito compreso.

Questo, e niente altro, è per me il federalismo.

Passiamo adesso ai passi avanti: la tecnologia. Ogni casa nuova andrebbe costruita già con i pannelli solari, come si costruiscono naturalmente le finestre e gli infissi. Molti paesi (Olanda, Belgio ecc…) ci hanno dimostrato che l’energia pulita funziona e noi siamo il paese del sole. Al posto del bonus figlio andrebbe istituito il bonus pannello solare, in modo tale da applicarne a sufficienza in ogni palazzo nel minor tempo possibile. Inoltre andrebbero costruite centrali eoliche, non quelli nucleari! Anche l’uranio difatti, nel tempo, si esaurisce (ed è pericoloso e difficilmente smaltibile… soprattutto per una nazione che non sa nemmeno smaltire i rifiuti in Campania!); il vento e il sole invece non si esauriscono mai! Al posto di abolire il bollo andrebbe risolto il problema dei gas serra alla radice, abolendo le macchine a benzina: come mai a Milano mancano i pannelli di ricarica per le auto elettriche gratuiti? L’Europa è piena. In una città ideale dovrebbero essere ammesse solo auto elettriche, o ibiride. I cittadini andrebbero aiutati all’acquisto di tali mezzi. Questo, per me, è il modo giusto di investire il tesoretto. E poi ovviamente mezzi pubblici e taxi a prezzo ridotto (lo dico perché noto con piacere che molti taxi a Milano sono ibridi).

Purtroppo l’ecopass da solo non basta, la soluzione è a valle: abbandonare l’auto e passare alle nuove tecnologie. Tutto questo darebbe molti posti di lavoro: esperti nel montaggio di pannelli solari, di impianti eolici, di impianti idroelettrici, costruttori di macchine ecocompatibili al posto di quelle vecchie! Il petrolio verrebbe dunque usato molto meno, e quelli che adesso si occupano della sua estrazione potrebbero occuparsi del rimboschimento e della rivalutazione in verde della aree ora impoverite. L’assenza di necessità di petrolio porterebbe alla felice conclusione di molte guerre, dato che spesso i conflitti religiosi/politici sono solo pretesti per l’oro nero ( e rosso sangue). Anche l’autonomia “alimentare” sopra descritta porterebbe alla fine di  molti conflitti. Sarebbero insomma dei primi veri e sinceri passi verso la pace.

Cosa serve incitare alla crescita demografica se il mondo è distrutto? Prima dei figli occupiamoci seriamente di questo genitore collettivo: il mondo.

Inoltre ci vorrebbero piste ciclabili e bike sharing facile da usare.

Siccome sto parlando di quello che dovrebbe essere la nostra civiltà, cioè di quello che è la civiltà nei miei sogni, mi permetto di sottolineare che la privatizzazione di scuole e sanità risulta sempre essere la strada sbagliata. Io non sono contro la privatizzazione, amo l’idea di una casa mia. Ma amo anche l’idea di una scuola e di un ospedale aperti a tutti: vedere Sicko, l’ultimo documentario di M.Moore, mi ha devastata interiormente.

Voglio sottolineare una cosa: anche i figli degli immigrati irregolari hanno bisogno di scuola e sanità, perché i bambini non hanno mai colpa in nulla, e sanità e istruzione sono gli unici vincoli verso l’integrazione.

Con l’attuazione del piano alimentare sopra enunciato comunque ci sarebbero molti meno immigrati: perché lasciare un paese in cui c’è la possibilità di mangiare e di crescere? Un paese fertile e senza guerra? Non ce ne sarebbe alcun bisogno. La gente scappa per lasciare desolazione e morte, non vita e prosperità! E per quei pochi che comunque ci sarebbero, la soluzione al loro arrivo a mio parere non rientra nelle voci: ghettizzazione/espulsione. Dalla violenza non si ottiene nulla, invece con i servizi (scuole e ospedali, come dicevo) ma anche centri accoglienza, consultori, uffici di mediazione culturale attivi, corsi di lingua gratis si potrebbe aiutare tutti a trovare un lavoro e integrarsi (le grandi città cosmopolite insegnano). Anche perché noi italiani, me per prima, molti lavori non vogliamo farli più.

A proposito di lavoro, io credo che dovremmo lavorare sei ore anziché otto, per lasciare lavoro a tutti, e ogni ufficio dovrebbe essere munito di nursery, per dare lavoro a tutte. In quanto donna, credo sia essenziale garantire al mio genere la possibilità di essere lavoratrice e madre in tranquillità (cosa più utile del bonus, che in qualche mese si esaurisce).

L’ICI, mi permetto di dire, non è una tassa da togliere: i comuni più piccoli sarebbero costretti ad inventarsi altre tasse per campare. Semmai sarebbe utile ridurlo. Nell’ICI dovrebbe anche essere compreso l’abbonamento annuale ai mezzi pubblici, in modo tale che tutti ne dispongano a prescindere dalla voglia: se hai qualcosa, la usi (in questo modo l’abbonamento stesso costerebbe meno ed agevolerebbe tutti).

Con tutte queste migliorie: bambini al lavoro con le mamme, ambiente pulito, fattorie vicine ai centri abitati e meno macchine, i nostri futuri figli potrebbero tornare a crescere in modo più sano, potrebbero giocare per strada senza rischiare la vita, all’aperto senza respirare PM10, agevolando così i processi di socializzazione che arginano il pericolo bullismo e l’emarginazione dei più deboli.

Inoltre abituare i bambini alla tolleranza e alla fiducia porta senza ombra di dubbio ad un futuro migliore!

Come dicevo all’inizio: passi avanti e passi indietro. Il connubio tra tecnologia e tradizione è l’unico in grado di salvare il nostro ecosistema.

Se posso continuare a sognare, sarebbe anche giusto uno stipendio minimo di 950 euro al posto della soppressione del bollo e una dieta più tendente al vegetarianesimo per migliorare le condizioni degli animali negli allevamenti (meno animali significa più spazio, più attenzione alla loro alimentazione e al loro benessere, meno sprechi, e di conseguenza meno malattie come la BSE, l’encefalopatia spongiforme bovina ecc…).

Un altro aspetto da considerare è la religione. Io sono credente, a modo mio, e nel mio credere trovo spazio per tutti: atei, agnostici, musulmani, buddisti. Proprio per salvaguardare questa giusta biodiversità non solo naturale ma anche umana credo che uno stato debba essere laico al 100%. Senza contare che il passo verso la vera laicità dello stato potrebbe essere un esempio per le culture ancora teocratiche: ora noi non possiamo giudicarle, nonostante crediamo di averne diritto, dato che per troppe cose ci assomigliamo. E sempre perché credo, riesco a ricordarmi che Gesù Cristo insegnò due cose: amore e carità. Quindi perché ostacolare l’amore? Anche le coppie conviventi, etero o omosessuali che siano, si amano, quindi non ha senso opporsi alle coppie di fatto. E amore è anche dare una famiglia ai bambini soli: io, per una serie di eventi, sono stata cresciuta da due donne: una madre e una sorella. Non ho sentito alcuna mancanza affettiva e mi ritengo sana, mediamente intelligente ed eterosessuale. Questo mi porta a rattristarmi quando sento dire che due donne o due uomini non potranno mai adottare, dato che penso automaticamente a tutto quell’amore sprecato che a me hanno potuto dare e che altri non potranno mai ricevere.

Credo inoltre, in quanto donna, nella libertà di decidere delle sorti del mio corpo e di ciò che contiene: difatti continuo a non capire il perché di tale accanimento anti aborto, mi sembra più che altro un accanimento anti femmina assolutamente anacronistico e inappropriato alla società corrente.

Che altri problemi ci sono? La violenza negli stadi? Io proporrei stadi a metà prezzo per chi entra con una donna o un bambino (cioè individui per natura non belligeranti). Nessuno si sognerebbe mai di uccidere o picchiare con il proprio figlio/nipote/fratellino accanto. E’ l’unione che porta alla pace, sia in grande che in piccolo, non la violenza o la segregazione.

Poche altre cose: la TAV. Che senso ha la TAV in un paese in cui nemmeno i treni tradizionali funzionano? Passo indietro e passo avanti: prima aggiustiamo quel che abbiamo e dopo, se ancora necessario, costruiamo l’alta velocità. Idem per gli alloggi: perché distruggere patrimoni naturali meravigliosi per l’esagerazione edilizia? Prima è opportuno ristrutturare, migliorare e far occupare (regolarmente) tutte le case vuote di cui questo paese dispone (sono tante!) poi cominciare a pensare al nuovo (con pannelli solari annessi e connessi ovviamente).

Credo di aver detto tutto. Spero non sia soltanto un sogno.

Mi fido di voi potenti e di voi concittadini, della vostra capacità di guardare oltre ai singoli profitti per aiutare davvero una natura e un mondo sofferente.

La globalizzazione è positiva perché ci permette di vedere anche i problemi degli altri, per coalizzarci a migliorare insieme.

E’ bello pensare a sé stessi, ma se il mondo muore non rimarrà più nemmeno una misera parte, di quel prezioso sé da arricchire.

L’ho detto nella premessa: non sono cambiamenti da un giorno, ma non c’è niente di impossibile. Lo so, bisognerebbe ribaltare tutto: dall’economia mondiale  alle abitudini quotidiane di ognuno, ma perché no? La posta in gioco è la vita dell’intera specie: guerre, surriscaldamento globale, centrali nucleari, odi razziali, odi religiosi, sono tutti aspetti tristemente famigliari che ci ricordano ogni mattina il nostro essere ad un passo dalla fine.

Non fa male a nessuno accorgersi dei propri errori, e con umiltà e impegno porre un punto a capo e ricominciare.

postato da: FrancescaLav alle ore 12:53 | link | commenti (5)
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